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21/1/2013 - Prosegue la corsa dell’Euro che si rafforza ulteriormente sul dollaro. Continuano ad arrivare notizie negative per la situazione greca, e sull’andamento pesantemente negativo del PIL di molti paesi europei, ma probabilmente il mercato è meno sensibile che nel passato a questi argomenti. Forse conviene allargare l’orizzonte. A questo proposito è uscito su CNN Money un articolo interessante del giornalista Allan Sloan nel quale si evidenzia come la FED abbia dal 2009 adottato una politica di abbassamento dei tassi molto più veloce di quanto abbia fatto ad esempio la BCE. Dal 2009, all’indomani della crisi, il dollaro ha iniziato una discesa che lo ha portato a perdere approssimativamente un 10% rispetto alla valuta dei principali partner commerciali. In pratica si è dato vita, con l’incalzare della crisi ad una vera e propria guerra valutaria alla quale hanno saputo rispondere forse più i paesi emergenti asiatici che l’Europa. L’obiettivo di Bernanke è di “distruggere” costantemente debito imponendo al mercato “tassi del debito pubblico negativi al netto dell’inflazione”. In pratica piazzare titoli di stato federali all’1% quando l’inflazione è iol 2,5%. Questa attività di distruzione del debito, adottata a dire il vero quasi costantemente dai paesi occidentali negli ultimi due secoli, ha portato però ad una riduzione costante del valore del dollaro, che ha ridotto l’attrattiva di molti prodotti di importazione, in particolar modo europei, ma sta rafforzando l’export dei prodotti made in USA. Ovviamente la situazione potrebbe mutare forse non nell’immediato ma potrebbe cambiare la tendenza di fondo, soprattutto se cambiassero alcuni scenari politico-economici soprattutto in Europa.